La Grecia si è sviluppata secondo un modello che permetteva enormi deficit statali, pur di sostenere una crescita continua, fondato sull’ipotesi che le entrate future rimborserebbero il debito. Lo scenario era di principio ineccepibile, a condizione che i redditi statali avessero continuato nella loro crescita e le spese si fossero stabilizzate. Tale scenario ha resistito per lungo tempo, mentre il paese registrava una crescita annua del 4-5%, che ha portato il reddito nazionale lordo per abitante attorno ai 34'000 USD nel 2008, attestandosi come uno dei più elevati al mondo. Con un'economia così florida, la Grecia si era piazzata, se ricordo bene, al 17° posto tra i paesi più ricchi.
Il sistema bancario greco uscì quasi indenne dalla crisi finanziaria del 2008, poiché non era esposto al rischio dei subprime. A seguito della crisi creditizia, la gente era diventata più attenta alla qualità dei debitori, favorendo in questo modo le banche greche. Poiché queste ultime, in quel frangente, erano considerate estremamente solide, videro i loro bilanci aumentare di diversi miliardi di euro. Tuttavia il deficit dei conti statali continuava a gonfiarsi, raggiungendo il 10% del PIL nel 2009. In cifre, il deficit ammontò a 25 miliardi di euro e il debito nazionale raggiunse livelli da capogiro, sfiorando la soglia dei 300 miliardi di euro. Poi, tutto crollò! I mercati si mostrarono improvvisamente refrattari a concedere prestiti e il paese cadde pian piano nelle mani del FMI e dei suoi partner europei.
Un gigantesco piano di salvataggio, per un totale di 115 miliardi di euro, fu approntato e si chiese alla Grecia di ristrutturare la propria economia. Le riforme furono messe in atto fino a un certo punto. Ma oggi, ossia 18 mesi più tardi, l’Unione europea è confrontata con una nuova richiesta della Grecia che, questa volta, ammonta a 90-125 miliardi di euro per sostenere il paese nei prossimi due anni. Indubbiamente, senza questo aiuto la Grecia non sarebbe più in grado di onorare i suoi impegni di pagamento e fallirebbe.
Questa è la tragedia ed è greca! Se il paese cessa di rimborsare i propri debiti a numerose banche europee, i fondi pensionistici, i fondi d'investimento, la BCE e tutti i governi europei coinvolti nella prima fase di salvataggio potrebbero subire enormi perdite. Se, invece, il default viene evitato, essi dovranno nuovamente porre mano al borsellino e prestare 90-125 miliardi di euro!
La situazione è senza via d'uscita, poiché nessuno crede veramente che, nei prossimi anni, la Grecia potrà cominciare a rimborsare il proprio debito. Il sistema politico greco è in un vicolo cieco, contribuendo in questo modo ad accrescere ancora la confusione, e nessuno può predire per quanto tempo il governo attuale, o un altro, potrà rimanere al potere applicando duri e impopolari provvedimenti di austerità.
La domanda si contrae in quasi tutta l’economia greca. Le entrate fiscali sono in caduta libera, gli stipendi del settore pubblico sono calati del 20%, il paese sta scivolando nella depressione e il rischio di un’instabilità politica aumenta di giorno in giorno. Le privatizzazioni, che dovrebbero apportare al Tesoro 50 miliardi di euro entro il 2015, non sono ancora iniziate, anche se i piani di salvataggio contemplano entrate addizionali per 12 miliardi di euro nel 2011 e nel 2012… Stiamo rapidamente raggiungendo il momento in cui delle decisioni importanti dovranno essere prese – e messe in atto – se la Grecia intende rimanere nell'Unione europea e rispettare i propri impegni quale membro a tutti gli effetti.
Altrimenti ? E’ qui che inizierebbero i veri problemi. Se, per un motivo o un altro, la Grecia decidesse unilateralmente di cessare d’onorare il proprio debito, il 2008 ci sembrerebbe un piccolo problema in confronto alla crisi che subiremmo e il cui copione sarebbe:
Il primo giorno, la Grecia dovrebbe congelare tutti gli averi nelle banche per evitare una corsa agli sportelli. Tutti i fondi pensionistici, privati e statali, fallirebbero. Le compagnie assicurative, tenute per legge a investire una certa percentuale del loro capitale in obbligazioni statali greche, fallirebbero. In meno di due settimane, il governo non sarebbe più in grado di onorare i debiti giunti a scadenza. Le banche dovrebbero essere ricapitalizzate, o vendute per 1 euro a chi fosse disposto ad acquistarle. L’attività economica si arresterebbe di colpo e, a mio parere, il Paese sarebbe preda di un’insurrezione sociale di massa che si estenderebbe aldilà delle frontiere, alla velocità di un incendio nella savana. In Europa, le banche subirebbero ingenti perdite sul debito pubblico greco e, potenzialmente, altre perdite della stessa portata sul debito del settore privato, poiché nessuno sarebbe in grado di rimborsarlo. I fondi pensionistici e di investimento europei soffrirebbero anch’essi e le compagnie private assisterebbero al crollo dei propri bilanci. L’Unione europea dovrebbe anticipare aiuti statali per diversi miliardi di euro al fine di evitare l’effetto domino. Il mercato interbancario sarebbe confrontato con una rarefazione della liquidità e i tassi d’interesse salirebbero alle stelle, alimentando l’incertezza. Gli emittenti di CDS (Credit Default Swaps) dovrebbero onorarli, creando potenzialmente massicce perdite non solo alle banche europee, ma anche a quelle americane. In realtà, nessuno conosce la conclusione di questo copione.
Tutto ciò è inconcepibile. E’ un epilogo che ogni persona sana di mente deve evitare ad ogni costo, anche se il prezzo è superiore all’esposizione quantitativa verso il debito greco. Lasciare che tutto ciò accada sarebbe come aprire il vaso di Pandora. I mercati si chiederebbero: ora a chi tocca? Gli speculatori prenderebbero di mira i Paesi più deboli e, vendendo short il loro debito, li metterebbero in croce. La gente si chiederebbe: “ Come posso vendere i miei euro velocemente ?” E così via.
No, questa soluzione non è valida. L’unica soluzione immaginabile è che la Grecia si rimetta in sesto e prenda tutti i provvedimenti necessari per ristrutturare la propria economia, per arginare l'enorme e noto mercato nero (stimato al 30% del PIL), per ridurre il settore pubblico e per rendere trasparenti le regole di concorrenza. Nel frattempo, l’Unione europea dovrà continuare a sostenere l’economia greca con provvedimenti fiscali e investimenti diretti. Speriamo che ne siano capaci.
Thanassis Gontikas