I nostri sistemi pubblici di controllo delle banche, malgrado la loro sovrabbondanza di funzionari specializzati, non hanno intuito nulla della crisi che si preparava, a dispetto dei segni sempre più evidenti. I 35% di rendimento del capitale dell’UBS di Marcel Ospel o della Société Générale di Daniel Bouton non hanno allarmato nessuno, anzi hanno scatenato calorosi applausi davanti al brillante successo, che poggiava in buona parte sulle speculazioni delle sale di mercato. I bonus e le opzioni dei responsabili della crisi sono stati conservati.
In Francia, dove i funzionari di Stato, i controlli e le normative la fanno da re, il Crédit Agricole, la Caisse d’Epargne, la Société Générale, Dexia – e non solo – si sono ritrovati impantanati in drammatiche crisi dalle quali sono potuti uscire solo con l'aiuto dello Stato. La Svizzera ha dovuto garantire UBS. Le banche ipotecarie e regionali tedesche sono state anch'esse coinvolte in questo disastro. I dirigenti e i trader delle banche d’affari americane che potevano vantare un fattore di leverage di ben 35 apparivano sulle copertine delle riviste... dei veri geni! Una volta ritiratasi l’onda dello tsunami, è giusto colpire i manager che erano stati tanto elogiati. Ma la sorpresa viene dal cambiamento di mira: invece dei sorveglianti e dei dirigenti, la Francia ha trovato un colpevole da mettere sul banco degli accusati: la Svizzera. Quasi ogni giorno vengono fustigati gli evasori fiscali e i frodatori dei conti non dichiarati come responsabili dei deficit attuali. E’ stata sviluppata una nuova teoria economica che preconizza di operare la distinzione tra deficit “sano”, ossia il deficit attuale dello stato francese di 8.5% del PIL, dal deficit “malsano” accumulato dai governi precedenti. Il primo sostiene l'investimento e garantisce la modernizzazione dell'economia; l’altro non fa che sovvenzionare i consumi, ed è quindi nefasto. Il premio alla rottamazione delle automobili, tuttavia, appartiene, alla stregua delle diverse sovvenzioni di incentivi ai consumi, alla categoria degli incentivi, e non a quella degli investimenti.
I tedeschi, per una volta all’unisono con i francesi, sono sulla stessa lunghezza d’onda. Il responsabile della crisi non è la debolezza dei nostri sistemi di controllo finanziario, ma piuttosto "i conti in Svizzera". I deficit di bilancio previsti in Francia di 150 miliardi per il 2009 e di 115 miliardi per il 2010 hanno compromesso la fiducia che, com’è noto, non può essere imposta. Un’amnistia fiscale del 5% all’italiana avrebbe avuto un grande successo. E, perché no, un'amnistia europea per evitare ogni tipo di critica politica locale? Il prestito pubblico francese non sarà preso in grande considerazione; infatti è talmente importante che è stato necessario chiedere a due ex-primi ministri, Alain Juppé e Michel Rocard, esperti in prospettiva industriale, di determinare la distributzione del denaro raccolto. Il prestito statale avrebbe anche potuto essere una fonte di amnistia, rimunerando i piccoli risparmiatori con un tasso pieno agevolato e creando nel contempo una seconda tranche a zero per cento, da conservare durante tre anni per chi desidera rimpatriare fondi. Pure in Germania esistevano delle soluzioni di fiducia per blandire questo problema che avrebbe permesso di evitare il confronto brutale.
Il franco svizzzero era pari al franco francese negli anni 50. Nel momento in cui lo scudo fiscale iniziava a invertire il flusso degli esiliati fiscali, le dichiarazioni del ministro del bilancio non faranno che contribuire a riacellerare il ritmo delle fughe dal territorio di chi pensa che la Svizzera è un Paese stabile, in cui la persona viene rispettata e dove è bello vivere. Oggigiorno il franco svizzero vale 4.40 franchi francesi.
Dopo queste considerazioni sulla controversia franco-svizzera, e in attesa della votazione del parlamento e del popolo svizzeri, vediamo a che punto sta l'economia mondiale. La ripresa degli investimenti e la ricostituzione delle riserve, associate a tutte le misure di rilancio, hanno dato un colpo d'arresto alla caduta delle economie, innescando un tentativo di ripresa. La risalita spettacolare dei mercati borsistici dopo il clamoroso tonfo di giugno-luglio è un segno notevole di ripresa della fiducia e, quindi, dell'economia. I tassi a zero permettono una ripresa spettacolare delle borse, un ottimo mercato obbligazionario, delle buone valutazioni delle materie prime e l’oro a 1'000,00 dollari l’oncia. Il carry trade ha ripreso, le banche sono tornate a speculare sui mercati, Goldman Sachs non ha mai fatto così tanti profitti, ETF, derivati, traders, bonus, flash trading, ecc.: siamo ripartiti per una nuova spettacolare bolla.
Tuttavia, gli attori dominanti del mondo della finanza, ossia Londra e New York, non sembrano tenere molto in considerazione le volontà di riforma dei mercati della coppia franco-tedesca. Il guaio di tutto questo è che la disoccupazione aumenta sensibilmente, accentuando i deficit, mentre gli stipendi non aumentano, un fenomeno che va a scapito dei consumi. E la situazione è aggravata dal risparmio dei consumatori, che provoca un crollo dei crediti al consumo mai registrato da 50 anni a questa parte. I governi non possono fare di più senza correre il rischio di perdere ogni credibilità. Il debito mondiale si aggrava fortemente, e pone in questo modo il problema più pericoloso: l’impatto sulle economie mondiali di un rialzo dei tassi, quando inevitabilmente questo si produrrà per calmare la bolla dei tassi a zero.
Tutto sembra andare meglio, ma i problemi permangono e possono rapidamente riaffiorare in tutta la loro acutezza. La prudenza si impone dopo una ripresa insperata del 50% sui minimi. Dal canto nostro continuiamo a calare la velatura per quanto concerne le azioni e le obbligazioni per concretizzare questo movimento. Solo le economie emergenti continuano a offrire opportunità. L’oro rimane più che mai un attivo da aumentare nei portafogli.
In periodo di crisi, come nel Faust di Gounod: Il “dio dell’ôr – del mondo signor, sei possente – risplendente....Della terra il dio sei tu; tuo Ministro è Belzebù” di questa nuova bolla, diabolica quanto le precedenti...