È giunto il momento di archiviare i libri sul keynesianismo negli ultimi scaffali della biblioteca per riesumare quelli scritti da Malthus all’alba della rivoluzione industriale, dissertando parecchio sul rapporto tra crescita economica e crescita demografica. Ci allontaniamo troppo dai mercati evocando simili argomenti? Temo proprio di no.
Una burrasca ha ravvivato gli incendi sociopolitici in questo inizio d’anno ed è ancora troppo presto per valutarne le conseguenze. L’unica certezza è l'ampiezza dell’ondata, che tocca tutto il bacino mediterraneo, facendo cadere al suo passaggio alcuni ministri in Francia e rivelando scontenti popolari in Grecia e in Portogallo, fino a raggiungere i confini del Golfo Persico. Fin dove arriverà? Più in là, verso Oriente, l’Asia non è totalmente al riparo. I mercati finanziari hanno mantenuto una calma sorprendente. Ma la propagazione degli eventi potrebbe cambiare le cose. Inoltre, l’inflazione minaccia nelle zone emergenti una nuova ventata che potrebbe attizzare ulteriori focolai. Il prezzo del petrolio ha subito un brutale ritocco, le cui conseguenze si faranno sentire sull'economia nei prossimi mesi. L’oro rimane interessante, anche se ha appena segnato nuovi massimi. L’avevo scritto all’inizio di gennaio: il 2011 sarà un anno pieno di pericoli. Si è aperto un vaso di Pandora e nessuno ha la più pallida idea delle conseguenze che ne derivano.
In un tale contesto una certa prudenza s’impone: prendere profitto sulle azioni, essere molto cauti sul mercato obbligazionario. Inoltre, a mio parere, se si considerano le vicissitudini di questo periodo, la volatilità è decisamente troppo bassa (sotto ai 20 punti). Dal lato valutario, la discesa del dollaro sembra dirci che il mercato si aspetta un esaurimento della ripresa americana, mentre Wall Street sembra indicare il contrario.
Purtroppo, solo uno o l’altro avrà ragione: motivo in più per prendere profitto.
Frédéric Binggeli - marzo 2011