I finanziamenti giungono oggi a scadenza, dando origine a una crisi di liquidità. Strano che questo causi reazioni di panico: tutti sapevano che, di sera, le luci accese in quegli appartamenti di lusso – acquistati da speculatori e non da potenziali residenti - erano ben poche. I parcheggi dell’aeroporto erano pieni di SUV scintillanti, abbandonati con le chiavi nel cruscotto dai proprietari in fuga, che non si potevano più permettere le rate del leasing. Lo sceicco Marktum ora deve appellarsi ai propri fratelli degli Emirati tornando a Canossa per avere un finanziamento ponte. Ma non tutto verrà salvato: il complesso immobiliare dell’isola della palma probabilmente sarà abbandonato. Nei prossimi mesi leggeremo molti titoli di testa dedicati alle sproporzionate speculazioni in perdita abbattute dalla recessione. Nel frattempo ci sono anche voci recenti sul vacillante debito pubblico della Grecia, sulla triste situazione delle casse pubbliche in Irlanda e in Spagna (due beneficiari dei prodighi trasferimenti dell’UE), sulla disfatta della regione Baltica e sui deficit finanziari gonfiati dei paesi sviluppati.
Dopo una crescita della massa monetaria mondiale di oltre il 30% dall’inizio della crisi, la gente rifugge la moneta. Le materie prime stanno formando una nuova bolla: 15 miliardi di dollari investiti nelle materie prime nel 2003, 200 miliardi oggi. Il petrolio in sovrabbondanza, stoccato in cisterne per approfittare del mercato in ‘contango’, rasenta gli 80$ al barile, mentre i fondamentali puntano ad un prezzo ridotto della metà. Analoghe bolle si sono formate sui mercati di zucchero, soia, cacao e dei metalli. L’anice stellato, lanciato dai cinesi come rimedio per l’influenza H1N1, ha decuplicato il suo prezzo. Per la stessa ragione, gli americani hanno fatto aumentare del 50% il prezzo del future sul succo di arancia concentrato. Chi biasimerebbe cinesi, indiani e asiatici in generale per il fatto di rifuggire dagli investimenti nelle monete che stanno perdendo valore e appaiono sempre più rischiose? Due mesi fa citavamo: ‘Il vitello d’oro è sempre in piedi e Satana conduce le danze’. Non è cambiato nulla. L’oro ha appena superato il livello dei 1200$ senza difficoltà contro un dollaro sempre più debole. Solo un crollo della borsa americana potrebbe portare il prezzo dell’oro ad una correzione al ribasso.
Per ripristinare un clima di fiducia, i governi avrebbero dovuto separare le attività commerciali e di investimento delle banche, così come descritto nel Glass Steagall Act. In questo modo la gente non si sarebbe messa in coda per ritirare i propri risparmi dopo aver sentito delle perdite colossali registrate nelle sale mercati delle banche d’investimento. Le grandi banche centrali hanno applicato un tasso di interesse vicino allo zero per incentivare la ripresa economica, ma l’efficacia di questa mossa resta ancora da dimostrare (ne è testimone il Giappone). Al momento le banche commerciali stanno approfittando di questo regalo in contanti per comprare obbligazioni a rischio zero. Potrebbe sembrare normale, ma la cosa realmente preoccupante è che le banche centrali stanno acquistando in modo considerevole obbligazioni per abbassare i tassi a lungo termine.
Le banche centrali stanno rischiando molto e potrebbero causare una tale turbolenza sul mercato obbligazionario, da far sembrare l’anno finanziario 1994 come uno scherzo a paragone. La fiducia deve essere riportata molto più velocemente nel sentire degli investitori che nell’economia reale. Infatti, quando finiranno gli incentivi per l’acquisto di auto nuove, il mercato dell’auto si potrebbe ritrovare a pestare violentemente sul pedale del freno. Il credito al consumo sta collassando, fenomeno inusuale e allarmante. Il risparmio freme. La disoccupazione è dolorosamente alta.
E mentre Wall Street si prepara a rastrellare i suoi vergognosi 30 miliardi di bonus, Main Street soffre e regredisce. L’unico settore in cui si intravvede una ripresa economica negli Stati Uniti è quello immobiliare, dove l’indice Case Schiller si è alzato negli ultimi mesi. l’economia americana sarà la prima a ripartire, come d’abitudine, dopo aver rosicchiato all’osso la sua economia durante la crisi. Passerà parecchio tempo prima che l’Europa, dove i governi hanno temporeggiato sulle, ritorni a un tasso di crescita accettabile. La Germania sarà maggiormente favorita alla ripresa, dato che le sue finanze sono le più floride, al contrario della Francia, dove le promesse del Presidente di ridistribuire il carico fiscale appaiono fuori rotta. La strategia di concedere prestiti su prestiti sa di pubbliche relazioni e di imposizione sull’economia in puro stile francese. Oggi il prestito preoccupa perché il deterioramento delle finanze pubbliche fa paura. E se questa volta il ciclo economico non dovesse decollare? L’Europa paralizzata rimarrà indietro quando la ripresa mondiale ripartirà.
Noi non ci sottrarremo alle previsioni per il 2010. Dal nostro punto di vista la debolezza della ripresa economica metterà alla prova il mercato azionario nel corso del primo trimestre 2010. Per ora, la flessione maggiore delle borse si è avuta, in novembre, nei mercati ristretti piuttosto che sugli indici. C’è sempre interesse per le materie prime, per l’oro e per i mercati emergenti; siamo quindi sempre del parere di ridurre l’esposizione sulle azioni e sulle obbligazioni. Saremmo anche dell’idea di alleggerire l’effetto sulle materie prime, conservando però l’oro come bene rifugio contro ogni tipo di rischio. Se le borse puntassero al ribasso nel primo trimestre, il dollaro dovrebbe stabilizzarsi.
Patrick Ségal