Bisogna in effetti attenersi all’evidenza dei fatti: Sognavamo un XXI secolo sprofondato nella gioia di vivere degli anni ’60 con molte auto e un’incantevole casa per tutti. La crescita della popolazione mondiale ha messo i paesi sviluppati davanti a due sfide cruciali: sul fronte esterno, la competizione per le risorse e l’energia e la necessità di mantenere la qualità di vita della popolazione minacciata da una globalizzazione debordante.
Finora nessuno osa mettere in discussione questo modello di pianeta globale al quale, allo stadio attuale, non siamo preparati a sopravvivere. I rischi di gravi conflitti non sono da minimizzare ma questo sarà un problema del prossimo decennio. La situazione economica dei paesi industrializzati ha potuto mantenere livelli abbastanza rigogliosi grazie a spericolati acrobati che non esitano a danzare su funi tese sopra a profonde voragini. Per ben due volte, negli scorsi dieci anni, le nostre banche centrali hanno messo in atto strategie che ci hanno permesso di evitare il peggio, rimediando così alla mediocrità dei politici, sulla quale non hanno potere.
Oggi, dopo circa un anno dall’essere stata ad un soffio dal precipizio, l’economia mondiale è di nuovo in piedi. Ben Bernanke, Jean-Claude Trichet e i loro colleghi si sono avventurati in un territorio completamente nuovo, con prudenza e coraggio. All’inizio di novembre ci avevano avvisati che I tassi di riferimento sarebbero rimasti bassi molto più a lungo di quanto ci saremmo aspettati. Il problema non è l’inflazione; bisogna invece assolutamente evitare di far ripiombare nella depressione le ancor troppo fragili economie. Per i mercati finanziari concretamente questo significa che gli investimenti a breve termine continueranno praticamente a non fruttare; quindi, dato che i rendimenti delle obbligazioni (soprattutto quelle societarie) sono diventati molto meno attrattivi rispetto a dieci mesi fa, una parte dell’eccesso di liquidità continuerà a cercare opportunità d’investimento in attivi più rischiosi.
Il 2009 è stato una fantastica occasione per le società che tentavano di riposizionarsi. I vincitori hanno gestito molto bene questa crisi incrementando la loro quota di mercato. I loro risultati beneficeranno di un effetto leva eccezionale paragonati a quelli dell’ultimo trimestre dell’anno scorso. Penso quindi si debba continuare ad investire in borsa. Bisogna essere consapevoli che si sta rigonfiando la bolla di idrogeno, ma c’è ancora tempo prima che ciò avvenga. Se ci sarà un’esplosione, questa avverrà ben più tardi. Per il momento, anche se le ragioni non sono quelle giuste, i mercati azionari continueranno a prosperare.
Frédéric Binggeli